Il Gruppo Padano di Piadena

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     In questo quaderno sono raccolte integralmente le interviste condotte tra i compagni comunisti e socialisti di Piadena dal mese di gennaio al mese di. maggio 1963, stralci delle quali sono state pubblicate nel quaderno "La via italiana al socialismo".

     Ci ha suggerito la pubblicazione del presente quaderno la validità di presentare interamente il pensiero dei singoli compagni sulla possibilità o meno di conquista del socialismo in Italia, sul centro sinistra, sul sindacato, sulla vita di sezione, sulla differenza tra P.C.I. e .P.S.I., sul pericolo di una guerra atomica e sul disarmo.

     Le interviste sono state condotte da Giuseppe MORANDI e Aldo TONINI.

Hanno collaborato alla redazione e stampa del presente quaderno: Lino BONAZZOLI, Silvano LOMBARDELLI, Giuseppe MORANDI e Aldo TONINI.

 

 

OPERAIO di anni 35 iscritto al P.C.I.

D.- Perché ti sei iscritto al Partito Comunista e non al Partito Socialista?
R.- E' una domanda che non mi sono mai posto. Naturalmente perchè penso che il Partito Comunista possa risolvere i miei problemi meglio del Partito Socialista. Tutti e due i Partiti mirano al socialismo però ci sono diverse possibilità: uno può mirare diritto e l'altro può girargli intorno all'obiettivo finale.
D.- La differenza tra il partito Comunista e il Partito Socialista è ideologica o di tattica?
R.- Il Partito Socialista io lo vedo legato alla classe operaia più per tradizione che per concezione. La differenza sostanziale è che il Partito Comunista interpreta maggiormente l'aspettativa dei lavoratori, il Partito Socialista invece gli gira più intorno. Io ho sempre avuto la convinzione che il Partito Socialista, quando si è presentato il momento buono per i lavoratori di avere la possibilità di risolvere qualche questione, per i suoi contrasti di correnti e non correnti che ha in se stesso, ci ha sempre portato ad una crisi. Quando si presentava il momento buono il movimento operaio faceva un passo indietro anziché approfittarne.
D.- Puoi citare dei casi?
R.- Nel 1921, non era proprio colpa del Partito Socialista, però hanno colpa le correnti interne che aveva. Nel '47 quando sono usciti i saragattiani. Adesso non si è ancora arrivati a una rottura, ma c'è una lotta interna tra le correnti di destra e sinistra, che io penso abbia la possibilità di risolvere. Questo lo porta via da quello che possono essere gli aspetti reali della lotta generale di tutti i lavoratori. Io penso che la preoccupazione più grossa al giorno d'oggi del Partito Socialista non è solo quella di risolvere i problemi dei lavoratori, ma quella di lottare per mantenere la sua unità.
D.- Credi che in Italia si possa arrivare al Socialismo?
R.- Certo che ci credo. Se ho approvato le tesi dell'ultimo congresso del mio Partito è perchè penso che la "via italiana al socialismo" non sono tre parole scritte e basta. Un socialista e un comunista non lo devono mettere in dubbio. Si potrà discutere sul sistema, ma se è d'arrivarci lo penso senz'altro.
D.- La via per arrivare al socialismo, secondo te, qual'è?
R.- Rispetto le tesi del mio Partito, primo punto, per poi proseguire oltre. Noi comunisti nell'applicazione della costituzione vediamo un passo in avanti verso il socialismo. Anche tramite la burocrazia parlamentare possiamo fare un passo in avanti, sempre con la mobilitazione delle masse.
D.- Le masse come si devono indirizzare e quando si devono mobilitare?
R.- Per tutti i problemi: sindacali, della pace, della libertà.
D.- Se il Parlamento o le masse, riusciranno ad imporre la realizzazione della Costituzione e si arriva alle porte del socialismo, credi che la borghesia lasci il potere così senza uno scontro frontale?
R.- Saremmo proprio degli ingenui a pensare che la borghesia ci lasciasse il potere. Per la sua stessa natura arriverà a usare la forza o noi gli risponderemo.
D.- Cosa prevedi possa capitare in quel momento?
R.- Possono capitare diverse cose: quello che è capitato in Spagna, in Francia. Come si fa a prevedere quello che può capitare in quel momento? Comunque un fatto è certo: quelli il potere non lo molleranno mai pacificamente
D.- In campo internazionale quali sono le condizioni indispensabili per arrivare al socialismo?
R.- Prima di tutto la pace, il disarmo generale, lo sganciamento dell'Italia dal Patto Atlantico, così come è concepito: non un mezzo di difesa, ma di offesa.
D.- Nel tuo partito ci sono delle divergenze?
R.- Non ci sono delle correnti, naturalmente se siamo in un milione di iscritti ci sono un milione di teste, però i temi fondamentali vengono approvati da tutti..
D.- Del centro sinistra cosa ne pensi?
R.- Penso che come forma di governo e per le realizzazioni che poteva concretizzare non è da discutere. Per le esperienze che ha dato si.
D.- Ammettendo che il programma sia stato attuato, ritieni che sia stato fatto un passo verso il socialismo?
R.- Assolutamente no. Quando la condizione per realizzare un determinato programma deve essere la divisione fra i due partiti di classe per me l'esperienza è negativa. Non guardo la divisione dei due partiti, ma quella tra i lavoratori. Accettando queste condizioni non riusciremo mai a fare un passo avanti. Noi comunisti non è che pretendiamo di partecipare ad un governo di centro sinistra, noi potremmo pensare benissimo che ci sia un centro sinistra formato da democristiani, saragatiani, repubblicani e anche socialisti, se li vuoi dentro, ma non ci sia alla base la discriminazione contro i comunisti. Perché allora non c'è più lo scopo di andare incontro alla classe operaia, ma quello di dividerla. Noi comunisti certe leggi le abbiamo approvate. Non siamo contro il centro sinistra per il fatto che è centro sinistra o perchè certe leggi le approvano anche i democristiani, quelle buone possiamo approvarle. La Democrazia Cristiana ha uno scopo ben preciso davanti, quello di dividere i lavoratori.
D.- Krusciov ha lanciato la coesistenza pacifica tra i due regimi politici. Cosa ne pensi?
R.- Per superare il capitalismo ci sono due metodi: affrettare i tempi con una guerra o, so approvi la coesistenza pacifica, per legge di natura verrà superato da se stesso. Con la coesistenza pacifica Krusciov intende la competizione pacifica nel campo politico ed economico dei due regimi per l'affermazione dell'organizzazione migliore. Questa tattica non è fuori dalla realtà perché noi diciamo che la via italiana al socialismo deve passare attraverso la realizzazione della Costituzione e per altre vie pacifiche. L'esperienza italiana può essere d'esempio in campo internazionale.
D.- E a Piadena l'attività di partito come va?
R.- Con gli iscritti siamo fermi al numero di un paio d'anni e una risposta c'è. Nel giro di 7 o 8 anni sono andati via 200 iscritti. Quelli che entrano hanno la tendenza a stare indietro. Bisogna andarli a cercare. Uno che era attivista in un altro paese quando arriva a Piadena ha volontà di fare ben poco. Poi c'è un fatto, con l'incremento della popolazione c'è una diminuzione di iscritti. Quelli che sono partiti erano tutti dei nostri: uno era un contadino bersagliato, un altro un operaio attivista in fabbrica che è dovuto partire. I bottegai e gli osti che c'erano prima ci sono ancora.
D.- Quelle forze che sono restate si sono maggiormente qualificate?
R.- Un certo numero si. Più che altro oggi come oggi siamo fermi su un certo numero di attivisti. C'è una tendenza al menefreghismo.
D.- Nelle riunioni di cellula e comitato direttivo ci sono delle discussioni animate sui problemi di carattere nazionale o i problemi principali sono il tesseramento o altri problemi organizzativi?
R.- Sinceramente un dibattito su problemi politici c'è poco. Io penso che la causa sia perchè il numero degli attivisti è ristretto. Il lavoro che si accumula sulle spalle di quei pochi è tantissimo. Comincia con la Cooperativa, il Comune, il Sindacato ed è sempre quel numero che gira. Il tempo per leggere è limitato. Personalmente, con tutta la mia buona volontà, vedo che il tempo che mi rimane per leggere è quello dopo la mezzanotte quando vado a letto. Se non è un quarto d'ora sono venti minuti, se no dieci minuti.
D.- Nelle lotte sindacali la classe operaia come si è comportata?
R.- A Piadena ha dimostrato di essere una massa di pecore, però c'è un fatto. Non è classe operaia quella che abbiamo a Piadena. Nell'officina di Pagliari su 80 operai, 40 vengono dalla campagna e questi non sono operai. La vera classe operaia, quel nucleo che c'è restato, risponde ancora abbastanza bene. Certo che viene scoraggiato perchè quando c'è sciopero, nella mia officina, ad esempio, su 50 operai ne stanno a casa 20 e 30 vanno a lavorare dicendoci:- E' facile per voi scioperare. Avete il vostro mestiere. Se vi lasciano a casa qua, andate là.
Gli operai gli rispondono a questi ex braccianti :- Ma il lavoro lo avevi. Se sei venuto qua per fare il crumiro valeva la pena che restassi nei contadini. Facendo il crumiro potevi star bene là come qua.
D.- I giovani si interessano di politica?
R.- Poco, se togliamo quel numero ristretto che collabora nella nostra sfera, generalmente sono assenti.


CONTADINO di anni 52 iscritto al P.C.I.

D.- Qual'è, secondo te, la maggiore ingiustizia che c'è nella società attuale?
R.- Ce ne sono tante di ingiustizie, la maggiore, secondo me, è quella dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, poi la libertà un pò troppo relativa, non diciamo come al tempo del fascismo, però quasi quasi ci siamo vicini.
D.- Credi che in Italia si possa arrivare al socialismo?
R.- Credo, ho una ferma fiducia, magari non subito, ma capisco che l'evolversi degli eventi, un pò per volta, un pò per volta è fatale che ci si arrivi.
D.- In quale maniera prevedi si possa arrivare al socialismo?
R.- Secondo il mio modo di vedere capo principale è arrivarci con l'istruzione delle masse, propagandando l'idea, perchè ancora siamo indietro.
D.- Secondo te il centro sinistra è una delle vie al socialismo o è un pericolo per la classe operaia?
R.- Non saprei come definirlo. Secondo il mio modo di vedere sembrerebbe una strada quasi giusta, però ci sono certe lacune che non sono in grado di percepire. Credo vada bene così, perchè un Partito operaio che appoggia un governo cerca sempre di tirare l'acqua al suo mulino. Pero ci sono certo cose …... Non. ho quella preparazione politica, è già un pò di tempo, un paio d'anni o tre che non seguo la politica. Io penso che in certe cose il Partito Socialista riuscirà a strappare delle concessioni alla borghesia, e se il proletariato arriverà a capirlo potrà aiutarlo maggiormente.
D.- Secondo te il P.C.I. e il P.S.I. mirano ad arrivare al socialismo in Italia? Nella battaglia non devono essere uniti?
R.- Io direi che sono due Partiti che hanno una affinità, hanno i medesimi obiettivi, cioè portare il popolo al potere per avere un maggiore benessere. Non riesco a capire se ci sono dalle divergenze tre un Partito e l'altro al vertice dell'azione. Nella lotta però devono essere assieme, perché un operaio è tanto quello comunista che quello socialista. Tutti e due cercano di migliorare le loro condizioni.
D.- Secondo te la Chiesa cattolica che funzione ha in Italia?
R.- Secondo me la funzione della Chiesa in Italia è stata travisata dai preti. Perché io ho letto varie volte il Vangelo e mi pare che i preti si siano allontanati, l'abbiano lasciato quasi quasi a parte. Poi secondo me predica troppo la sottomissione al potere costituito e che ogni autorità viene da Dio. Va bene un capo, ci vuole uno che è alla testa, ma non che sia imposto alla massa.
D.- Cosa ne dici della politica di Giovanni XXIII?
R.- Qualunque Papa sia, anche se lo chiamano il Papa del centro sinistra, cerca sempre di mantenere il regime esistente. Sembra che il Papa….. ma ha tanta gente là attorno che sono di estrema destra.
Sono cristiano, non abiuro la fede cattolica, benché non sia un praticante, però vedo che ci sono certe cose che non vanno.
D.- Credi che ci sia una vita ultraterrena?
R.- Non la nego, però non ho idee precise in merito.
D.- Secondo te il pericolo di una guerra atomica è sempre presente sulla umanità?
R.- Porco cane! Io l'ho sempre davanti agli occhi questo pericolo, perché basta un folle che interpreti male un segnale che si scatena la guerra atomica. Per evitare questo pericolo bisognerebbe che i governi, la Russia e tutti dovessero mettersi di buona volontà per arrivare ad un accordo e cercare di mettere al bando le armi atomiche, come hanno fatto una volta coi gas. Però i governi non arriveranno a niente se non c'è la volontà delle masse di tutto il mondo che dimostrino per il disarmo atomico.
D.- Qual'è la forza più reazionaria in questo momento, secondo te?
R.- E' il capitalismo, poi ci sono tanti strati della Chiesa. Non sarà un pericolo, ma c'è la Spagna di Franco e tutti gli altri Stati totalitari.
D.- Cosa ne pensi della coesistenza pacifica?
R.- L'approvo fino a un certo limite. Non si può approvarla per sempre, la si approva per il momento attuale. Non si può approvarla come unica tattica perchè al socialismo non ci arriveremo mai.
D.- Come arriveremo in Italia al socialismo?
R.- Arrivare al socialismo attraverso la competizione elettorale sarà un pò difficile, però non mi piacerebbe vedere una rivoluzione per il mio carattere, perchè sono un uomo pacifico. Uno scossone, qualcosa di piccolo, anche, ci vuole per spazzare via molto. Io ho paura di. una rivoluzione perché di morti ce ne sono stati abbastanza. Poi ci vogliono le condizioni, dei dirigenti in gamba che con poco si arrivi alla vittoria.
D.- Qual'è la tattica da seguire per far staccare dalla D.C. quella parte di operai e braccianti che può darci la maggioranza?
R.- La vedo una cosa molto difficile. Le masse cattoliche operaie se non avessero una convinzione così radicata del cattolicesimo non sarebbero nella D.C. Per staccarli io prevedo sia una cosa difficile e non saprei .... la mia mente non ci. arriva a trovare i. mezzi per staccare …..Forse rinunciando qualcuno dei nostri obiettivi a loro favore, ma non è una tattica logica. Abbiamo avuto degli esempi a portata di mano. Quel lavoratore D.C. che non aveva proprio quella convinzione radicata nella chiesa cattolica si è staccato, ma quello che c'è radicato con la fede non si stacca a nessuna maniera. Io ho parlato assieme a tanti democristiani, mi dicono: - Avete ragione, il programma è giusto - ma loro battono sul tasto della religione. Col passare degli anni ho la convinzione che si stancheranno i lavoratori dalla D.C., appena riusciranno a ragionare da soli.

COMMESSO di anni 42 iscritto al P.C.I.

Ci si può arrivare al socialismo, ma con quali mezzi?
Secondo il mio parere fino a quando useremo i mezzi che abbiamo usato fino adesso non ci arriveremo. Per arrivare al socialismo bisogna usare la forza, non la diplomazia. Senza la forza, sarà una mia convinzione sbagliata, non ci si va al potere. Ci vorrà una scintilla, un motivo, qualcosa come si è verificato per i fatti di Reggio Emilia, una scintilla che dia inizio alla violenza; una rivoluzione di forza come hanno fatto in Russia. Il mio punto di vista è questo, ci si arriva così, altrimenti io dico che in Italia al socialismo non arriveremo mai.
D.- Con la formazione di una coscienza di classe agli operai e rendendo politiche le lotte sindacali che fino adesso sono rimaste nell'ambito delle rivendicazioni salariali, non vedi si. possa arrivare al socialismo?
R.- No, perché vediamo dei risultati negativi quando si lotta solo per le rivendicazioni salariali. Degli operai che fino a ieri si credevano buoni compagni socialisti e comunisti si dimostrano che hanno troppa paura del padrone. A loro manca il coraggio. Secondo me per tanto che li prepari non riuscirai mai a convincerli. Vediamo la questione della stampa e altre, andiamo indietro invece di andare avanti.
D.- Quali sono i fatti che ti fanno pensare che si va indietro?
R.- Per la divulgazione della stampa ho l'esperienza del lavoro che fa mia moglie nella distribuzione di "Noi donne". Mese per mese diminuiscono le lettrici, al contrario le donne e le ragazze comperano "Grand Hotel" o altri giornali. Non so voi con l'Avanti!... Per la divulgazione dell'Unità mancano perfino quelli che la distribuiscono. Manca l'attivista, manca tutto. Come puoi maturare questa gente?
Moglie - In un primo tempo quando il giornale usciva per le prime volte, qui a Piadena si vendevano 120 copie settimanalmente di "Noi donne". Adesso di 20 che mi arrivano qualcuna avanza sempre. Ci sono le abbonate, ma nel complesso non superano le 50 copie. Io non penso che sia per l'aumento del prezzo. Le lettrici lo trovano un giornale un pò pesante. Secondo me è bello e istruttivo e non mi stancherei mai di leggerlo. La maggioranza delle donne che leggono questo giornale non hanno quella cultura per apprezzare i servizi speciali che pubblica. Io lo leggo da cima a fondo, certo che le ragazze lo trovano poco interessante, a loro interessano maggiormente i romanzetti d'amore. Di nuove lettrici non ne reclutiamo, quelle vecchie muoiono ed il giornale si vende sempre meno. Loro continuano ad inviarmi delle cartoline per aumentare le lettrici, io mi impegno tanto, ma poi capisco che le stanco. Certe mi dicono:- Ma sì lo prendo, ma come tu me lo dai lo metto là e non lo guardo neanche.
Marito - Lo prendono perché è quasi un dovere. Fra loro pensano: Non ti dico di no, altrimenti mi critichi dicendomi che sono una cattiva compagna. Prendi le 80 lire - Insomma la considerano un'elemosina al Partito. E' per questo che io dico che c'è un regresso.
Moglie - Nella divulgazione della stampa.
Marito - E' la stampa che ti aggiorna. Fino a che tu sei estraneo a quello che è la nostra politica non puoi migliorarti.
D.- Approvi la linea stabilita dal tuo Partito nell'ultimo congresso?
R.- Su questo sono d'accordo si e anche no. Non so cosa dirti. Il disarmo lo vedo anch'io, però non sono ottimista. I russi lavorano in questo senso, però sono stati accusati dì debolezza se hanno smantellato le basi di Cuba. Gli avversari non dicono che Krusciov l'ha fatto perchè vuole veramente la pace. Il governo americano intanto cerca di dare i missili all'Inghilterra, alla Francia e all'India. Sempre anche lì, per conto mio, devono venire a diverbio le due grandi, chi vincerà …...
Intervistatore - Se scoppia la guerra termonucleare il mondo va a spasso.
R.- Sarebbe finita ancora prima di cominciare. Però io dico che riuscire a mobilitare tutte le forze del mondo per arrivare al socialismo è impossibile.
D.- Il P.S.I. tenta di arrivare al socialismo in Italia col centro sinistra, ritieni che ci riesca?
R.- No, le intenzioni del P.S.I. sono le stesse di quelle della D.C. I socialisti dicono: -Noi vogliamo entrare nelle file della D.C. per vedere se possiamo dividere le forze di destra da quelle di sinistra, cioè i grandi signori dagli operai. A mio avviso ci arriva prima la D.C. a dividere il P.S.I. dal P.C.I. Per noialtri è finita quando hanno diviso gli operai socialisti da quelli comunisti, il gioco per la D.C. è fatto e non per Nenni.
D.- Dagli ultimi fatti vedi che ci sia una frattura nella classe operaia?
R.- Una conferma l'avremo alle prossime elezioni politiche. Avremo i primi risultati a sfavore, sarò un pessimista, però …...
D.- Il danno maggiore o il beneficio maggiore che ha dato il centro sinistra alla classe operaia qual'è stato?
R.- Di benefici ne vedo pochi. Coi metalmeccanici non è ancora risolto niente, poi c'è la questione del decantato miracolo economico, mentre invece vediamo i prezzi andare. alle stelle. Anche se adesso hanno ottenuto di far aumentare le pensioni, quale beneficio c'è stato per i pensionati? Hanno lottato come sinistra per l'aumento delle pensioni, però non sono stati capaci di dire al governo: - Non devono alzarsi i prezzi. Da una parte gli hanno dato lo zuccherino, dall'altra li hanno purgati col sale amaro.
D.- Sulla nazionalizzazione dell'energia elettrica cosa pensi?
R.- Non sono addentrato su questa questione. Vedremo in seguito le tariffe.
D.- Ritieni giusto che il sindacato non sia soltanto un organismo che salvaguardi la retribuzione degli operai, ma un ente politico che faccia rivendicare dagli stessi il maggiore potere in fabbrica?
R.- Il sindacato è sempre stato politico. Quando lavoravo ancora in officina c'era la commissione interna, parlo di 18 anni fa, appena finita la guerra. C'era un sindacalista che ci teneva legati. Veniva lui. in officina. il giorno prima dello sciopero. Si discuteva col padrone e con la commissione interna. Fino a quando si trattava sul lato economico non si andava male, ma se si andava sulla questione politica era come muovere uno sciame di vespe.
L'altra sera ho seguito il dibattito alla televisione tra esponenti di tutti i sindacati CGIL, UIL, CISL. Nelle conclusioni la CGIL veniva accusata di voler dare un contenuto politico alle sue rivendicazioni, e che se ultimamente ha cambiato strada è merito degli altri sindacati che lavorano in difesa dell'operaio solo nel campo salariale. Secondo me ritengo che la rivendicazione salariale deve avere anche un contenuto politico.
D.- Quali problemi solleciteresti ai tuoi parlamentari da discutere in Parlamento per spingere il governo a risolverli, in campo nazionale e internazionale? S'intende sempre con il fine di arrivare al socialismo.
R.- Siamo sempre lì, non avrei neanche piacere pronunciarmi, perchè non ci arriveremo mai. Sarò un pessimista, ma non ci arriveremo mai, mai .... In Italia siamo troppo dominati dalla forza americana. Come la Russia ha i suoi paesi satelliti noi siamo un satellite dell'America e non ce ne libereremo mai. Se un domani ci venisse in mente di fare quello che bisognerebbe fare per arrivare al socialismo, saremmo sopraffatti dalle forze americane in Italia. Va bene che abbiamo la Russia alle spalle, ma andremmo al conflitto mondiale ed è finito tutto. Sempre alla televisione qualche sera fa ho assistito al dibattito tra vari parlamentari sulla questione di Cuba. Pajetta ha detto:- Perché l'America grida tanto per non volere le basi missilistiche a Cuba quando lei ha rampe in tutti gli stati alleati attorno alla Russia? E noi abbiamo visto che ai nostri governanti gli si allargava la bocca perchè l'America ha ottenuto di far togliere le basi missilistiche da Cuba. Nenni, ad esempio, che appoggia questa governo di centro sinistra, non è stato capace di dire a Fanfani:- Caro il mio caro Fanfani, perchè non fai levare le basi missilistiche dall'Italia? Se i comunisti sono una colonia russa, voi democristiani da chi dipendente? Mi sento sinceramente un compagno, però quando c'è un comizio ci vado quasi mai, perchè lo sopporto fino ed un certo punto. Certe belle robette che sentiamo sempre non si fanno mai vere. Dall'attività che si fa oggi: tesseramento, bollinaggio, divulgazione stampa, andiamo sempre in regresso. Gente che se ne frega, giovani che non entrano nelle file degli attivisti. Quando c'è da fare la festa dell'Unità ci sono quei due o tre vecchi e i giovani non ci sono, pensano solo di andare a ballare e basta. E' per questo che io penso che anziché andare avanti andiamo indietro.

MANOVALE di anni 40 iscritto al P.S.I.

D.- Credi che in Italia si possa arrivare al socialismo?
R.- Mah, in Italia con la democrazia non so se si arriva al socialismo. La classe operaia non è più unita come una volta. Uno comincia a andare da una parte, per proprio conto, uno comincia a arrangiarsi a un'altra. maniera, invece di stare uniti ci si divide.
D.- Come la vedi la "via italiana al socialismo"?
R.- Non so proprio cosa dirti. Non lo so, non lo penso neanche. Si potrebbe arrivare con la rivoluzione. Io però ci credo poco. Con la rivoluzione ci si potrebbe arrivare alla svelta, però non è una cosa democratica. Io non la vedo di fare una rivoluzione per arrivare al socialismo. Piuttosto vado avanti ancora così.
D.- Perché non prenderesti in mano lo schioppo per fare la rivoluzione?
R.- Ragazzo per fare una rivoluzione bisogna pensare a cosa si va incontro. Potremmo anche prendere il potere, ma con dei morti e tanti. La rivoluzione è peggio della guerra. In Italia 10 anni fa vedevo più la possibilità di arrivare al potere con una rivoluzione perchè il popolo era più agitato, adesso è tranquillo, non è più caldo come allora. Se il popolo in Italia dovesse star bene, cosa gli interessa dei socialisti, comunisti e democristiani. Una rivoluzione quando scoppia in un paese? Quando c'è il malcontento per lo squilibrio delle condizioni di una classe con l'altra. Allora uno dice: - Io sto male tanto e l'altro sta bene, aspetta che mi ribello. Ma se sta bene perchè deve andare a prendere in mano le armi per fare una rivoluzione? Perché deve combattere il suo padrone se quello gli dice: - Ti vengono mille lire, te ne do millecento. La lotta è già finita. E queste cose si toccano con mano a Piadena. Non lottano più adesso contro il padrone come 10 anni fa gli operai. Da Pagliari da 50 che lottavano un pò di anni fa, adesso ce ne sono 10 o 15. Il padrone ha già cominciato ad assorbirli. A uno gli dà 10.000 lire ora "fora jà" a un altro gliene dà 20, ad un altro 25.
D.- Approvi il centro sinistra?
R.- Non so neanche cosa risponderti, perché ci capisco dentro poco.
D.- Ha portato qualche beneficio?
R.- A seconda dei giornali che leggi. Se leggi un giornale ha portato dei vantaggi, se ne leggi un altro ha portato degli svantaggi. In effetti io di vantaggi non ne ho avuti, speriamo che qualcuno venga
D.- Approvi il contenuto del linguaggio ufficiale dell'Avanti?
R.- Non tanto, perchè tira piuttosto verso destra che verso sinistra. Negli ultimi sette otto mesi è diventato un giornale che parla come parlava la Giustizia un anno fa o la Voce Repubblicana.
D.- Se noi in Italia dovessimo arrivare, ammettiamo fra un anno, a stare tutti bene, percepire una retribuzione sufficiente con la possibilità di andare al cinema tutte le sere, avere la televisione, il frigor e il divano e permettersi di passare un mese di villeggiatura all'anno, tu la rivoluzione la faresti?
R.- Io la rivoluzione non la faccio più. Per me il socialismo è di far star bene tutta la gente. E poi cosa vuoi che sappiamo noi, non siamo ancora all'altezza di poter analizzare certe situazioni politiche. Oggi ci si capisce poco nella politica. Perché oggi te la contano così, domani te la contano colà e ti sbilanci. A chi dai ragione? Inoltre non sai più che barca menare. Tempo fa facevano un comizio così, adesso te lo fanno colà. Uno che lavora tutto il giorno cosa vuoi che sappia della politica. Io non l'ho ancora capito cos'è la politica. Certe volte dico:- Questa è politica sporca. Oggi ti sostengono una cosa, domani ancora quelli ne sostengono un'altra.

OPERAIO di anni 54 simpatizzante del P.C.I.

D.- Nel 1945-1946 credevi che si potesse arrivare a una società socialista? Secondo te quali sono stati i motivi che ci hanno portato al momento attuale, dove la libertà che nel 1945 potevamo avere ce l'abbiamo fatta fregare dalla D.C.?
R.- Secondo me in quegli anni bisognava agire, dato che la palla rotolava. Erano momenti che se si agiva più profondamente, secondo me, anche con la forza per impossessarsi del potere, anche se c'erano qui gli americani, potevamo arrivarci. Bisognava spingere forte, non 1'abbiamo fatto e ci troviamo nella condizione di oggi. La legalità ha la truffa e oggi siamo arrivati a questo punto. Allora andare al potere sarebbe stata una passeggiata. Anche nel '48 c'era la possibilità, quando hanno attentato Togliatti
D.- Attualmente sei iscritto a qualche partito?
R.- Non sono iscritto a nessun partito, ma quando vado a votare voto per il P.C.I.
D.- In Italia credi si possa arrivare al socialismo?
R.- Io penso di si. Ci sono diverse maniere per arrivarci, una sarebbe la maniera della coesistenza pacifica, con la democrazia. Che ci creda io in questa formula veramente no. Quando un domani avremo in mano il potere vinceremo con le elezioni, ma fino a quando non avremo in mano il potere le elezioni non le vinceremo mai, perchè adesso ci sono loro al potere e se per caso dovessimo fare alle elezioni uno più di loro non ce lo concedono, perchè loro hanno la forza in mano. Ci vuole un colpo di Stato, provocato da un fatto grave.
D.- Credi che col centro sinistra si possa arrivare in Italia al socialismo?
R.- No. Io se fossi in Nenni non ci andrei al governo assieme ai democristiani, perché loro sono forti e hanno una grande maggioranza in parlamento e per tanto che promettono non fanno mai perché dentro di loro ci sono delle forze tanto retrive e conservatrici che se anche Moro o Fanfani hanno delle buone intenzioni, anche se piccole piccole, ci sarà sempre una forza dietro che domani gli toglierà 1'appoggio e loro non potranno più fare niente. E quelle famose promesse non le manterranno mai. E allora io dico, il Partito Socialista è il Partito Socialista, io non avrei appoggiato un governo di centro sinistra, perchè, in effetti, lo vediamo questo centro sinistra. I socialisti hanno paura di agire un poco perchè altrimenti questo centro sinistra va a gambe all'aria. Perché se i socialisti avessero detto alla D.C.: - Mantieni la promessa delle regioni - Quelli là dicevano: - Non lo facciamo. Il centro sinistra si liquidava. In effetti il centro sinistra mi sembra di più una maschera, perchè chi comanda è sempre la D.C. I socialisti sono là e la D.C. dice che non danno garanzia, ma è lei che non dà garanzie. Di questo centro sinistra io ho visto ben poco, a meno che la D.C. si dovesse scindere: le forze di destra andare a destra e arrivare alla costituzione di un unico partito operaio.
D.- C'è una possibilità di dividere la D.C. secondo te?
R.- Io dico di si. Secondo me il P.S.I., il P.S.D.I. e il P.R.I. dovrebbero mettere in condizioni la D.C.: - O rompere il governo di centro sinistra o attuare il programma di centro sinistra. Se lo fai andiamo d'accordo, se non lo fai va a destra. Diamo le dimissioni. In questo caso possiamo vedere che se al congresso di Napoli hanno avuto la maggioranza di fare il centro sinistra, sono costretti, a dire: - Noi adesso non possiamo farlo perchè non abbiamo le forse. E può verificarsi quello che si è verificato nel Partito Socialista quando sono usciti i saragatiani: - Che la destra vada a destra, ma noi andiamo di qua - dovrebbe dire la sinistra. Certo che se il P.S.I. e gli altri due partiti sono sempre lì, tengono solo il puntello, fanno quello che dice la D.C., non gli impongono di attuare quel famoso programma che erano d'accordo, i democristiani staranno sempre uniti.
D.- Secondo te la guerra atomica è sempre un pericolo che grava sull'umanità?
R.- Sono convinto che la guerra atomica non la faranno perchè stavolta muoiono anche loro. Se fosse una guerra convenzionale come facevano una volta l'avrebbero già fatta. Vediamo che il capitalismo si trova in una condizione poco bella, continua ad aumentare la sovrapproduzione e la situazione comincia a essere un pò critica per lui. Questa situazione la risolverebbe attraverso una guerra, ma adesso una guerra con la Russia è pericolosa anche per lui e io penso non la farà per questo, anzi io sono sicuro che non la farà.
D.- Per scongiurare il pericolo di una guerra atomica cosa dobbiamo fare? Arrivare al disarmo?
R.- Un disarmo non lo faranno mai, perché il capitalismo disarmato è già morto. Il disarmo sarà sempre una vana parola che noi leggeremo sulla stampa. La Russia avrebbe interesse a farlo, doppio interesse perchè i soldi che ora impiega nell'armamento li potrebbe impiegare per migliorare le condizioni di vita del suo popolo, secondariamente sarebbe garantito che l'avvenire sarebbe migliore. Naturalmente l'imperialismo non può disarmarsi, perchè dice: - Dopo che mi sono disarmato non solo la Russia può battermi, ma possono battermi anche i popoli sui quali comando con la rivoluzione. Vediamo l'Italia che continua ad armarsi, fare delle spese enormi: mille miliardi all'anno di impegno. Perché? Vuoi che si disarmi? No. Perché loro pensano: - Quando siamo disarmati i lavoratori con un bastone ci mandano a letto tutti. Per me il disarmo lo metto alla pari della famosa guerra: il disarmo non lo faranno mai e la guerra neanche.
D. - L'attuazione del socialismo nel mondo vedi si possa attuare?
R. - Penso che venga attuato prima che muoia. Ho speranza perchè secondo la mia poca cultura oggi vediamo che col grande sviluppo tecnico il capitalismo viene sopraffatto e naturalmente se l'assorbimento non viene adeguato allo sviluppo il capitalismo va in crisi disastrosa. Se va in crisi disastrosa o da una parte o dall'altra deve morire. La guerra non la fa perchè muore. L'unica sua risoluzione sarebbe la guerra, come è stato fino adesso. Bisogna che venga giù lui da uno scalino. Io ho 54 anni ed ho speranza di vederla la sua fine. E' attuabile. Si può fare.

IMPIEGATO di anni 30 iscritto P.C.I.

In Italia si arriva al socialismo con l'unità di tutte le forze: dalle forze cattoliche alle masse contadine a quelle operaie.
La storia insegna questo: l'impostazione più avanzata della società è quella socialista. Per questo noi ci crediamo. Per arrivare al socialismo bisogna dare alle lotte sindacali oltre che un contenuto salariale un contenuto politico. Nove1la nell'ultima conferenza ha detto apertamente: - Noi non dobbiamo dare alla classe operaia solo una prospettiva economica, ma anche la prospettiva di entrare nella fabbrica come direzione.
D.- Cosa intendi per via democratica al socialismo?
R.- La via democratica puoi intenderla così: arrivare al socialismo per la via democratica con delle lotte. Questa battaglia può diventare aspra e noi dobbiamo combatterla, anche se domani dobbiamo prendere in mano il fucile per noi è una lotta democratica questa. Tra rivoluzione e insurrezione c'è una diversità. Sta in questo: combattere il nemico con i medesimi mezzi.
D.- Senza la forza credi si possa arrivare al potere in Italia?
R.- Le conclusioni dell'ultimo congresso del P.C.I. affermano che si può arrivare al potere anche senza la forza. E' difficile spiegarsi su questo. Il centro sinistra è una forma reale, ha dato qualcosa, sempre però che questo qualcosa sia inteso come un passo avanti verso la democrazia, cioè la prospettiva che in avvenire le forze del lavoro possano partecipare alla direzione del paese. Non che si fermi ad un programma. Deve essere un passo verso quella prospettiva socialista che hanno i nostri partiti, che nel programma non esiste. Insomma qualcosa non a sé, ma che faccia parte di una prospettiva ampia.
D.- Cosa ne pensi del centro sinistra?
R.- Io non ho mai fatto una critica spietata al P.S.I., perché sappiamo che nel P.S.I. ci sono delle forze lavoratrici. Noi non dobbiamo vederlo dall'alto il partito, ma dal basso, come si devono vedere tutte le cose. Però è stato fatto un centro sinistra con dei compromessi e noi comunisti siamo partiti criticando questa forma di governo. Non abbiamo criticato settariamente, ma in maniera costruttiva. Il centro sinistra era partito facendo delle promosse agli italiani e tutti eravamo del parere che qualcosa potesse fare. Sono convinto però che il P.S.I. ha fatto un passo indietro, non tutto, la sua ala destra, scendendo su posizioni socialdemocratiche. Secondo me, dal '21 ad adesso, il P.S.I. si. è sempre comportato in modo da sembrare la terza forza in campo nazionale. La D.C. e il P.C.I. i due protagonisti principali e lui faceva di intermezzo su queste posizioni. Adesso, alla luce dei fatti, si è spostato di più a destra, anziché rimanere al centro come mediatore di una politica che poteva andare in una direzione o nell'altra. Io ho fiducia nel P.S.I. perchè alla base c'è una sinistra abbastanza forte che può oggi competere con tutta la parte destra del Partito. Abbiamo sentito gli ultimi interventi di Vecchietti, Valori, Basso, Pertini ieri sera, che danno la dimostrazione che nel P.S.I. ci sono due tronconi che possono anche rompersi in questo momento. Ma la spinta del P.C.I. non è di rompere il P.S.I., perchè ritorneremmo indietro. L'unica maniera è quella di tenerlo unito, farlo riflettere, che resti autonomo, che abbia una propria linea, perchè noi non abbiamo mai tentato di togliere l'autonomia dei partiti e dei vari organismi, però occorre portarlo a discutere con sincerità e chiarezza sui problemi del paese. Come si presenterà sulle piazze, tra due mesi, nella campagna elettorale? Io credo che chi resterà più tagliato fuori dal gioco sarà il P.S.I. perchè dopo un anno di centro sinistra che aveva dato tante garanzie ... invece? Io temo una rottura del P.S.I., ma non vorrei si realizzasse.
D.- Secondo te quali sono le condizioni indispensabili per arrivare al socialismo in Italia: interne e internazionali?
R.- Prima di tutto cercare di far applicare la Costituzione in Italia, senza compromessi. Questo alla classe operaia costerà dei sacrifici e noi dobbiamo chiederglieli perché per esperienza sappiamo che la borghesia mette a disposizione molti mezzi e fino che ne ha uno lo adopera. Il P.S.I. rotto il patto di unità e d'azione col P.C.I., si è presentato con una politica internazionale neutrale. Oggi col centro sinistra ha abbandonato anche questa. Questo a noi fa supporre una capitolazione di tutta la sua impostazione. Oggi Lombardi dice che le basi missilistiche non contano più niente in Italia. E' inutile, dice lui, fare delle dimostrazioni per l'eliminazione delle basi in Italia, la scienza e la tecnica vanno avanti e questi armamenti fra un anno saranno sorpassati. Comunque, con tutte le polemiche, il campo socialista avanza. E' giusto che ci siano, perchè a noi dà modo di correggere gli errori e andare avanti con più spigliatezza.
D.- Togliatti e Nenni ritieni che abbiano la capacità di portare il proletariato al potere?
R.- Si. Quando questo due persone erano concordi su degli obiettivi reali abbiamo visto che siamo sempre andati avanti. Dobbiamo ricordare che dal '45 in poi abbiamo fatto dei progressi in tutti i settori. Non perchè sia un comunista, ma per me Togliatti non è ancora un uomo tagliato fuori, ha ancora capacità e vedute chiare e sa ancora affrontare gli avvenimenti con una certa decisione. Nenni meno, per il fatto che non crede più che con l'unità si possa arrivare al socialismo. Lui dice che i lavoratori sono stanchi di questa situazione, che non lottano più, che non vedono più niente in prospettiva. Secondo me questo non è vero perché, se guardiamo bene, il '62 è stato un anno di lotte in tutti i settori, aspre e combattive. Non dico che Nenni sia sorpassato, ma confuso nelle sue convinzioni.
D.- Cosa ne pensi del sindacato?
R.- Forse noi abbiamo sbagliato nel considerare il problema sindacale troppo sindacale, non visto sotto una funzione politica. La commissione interna ad esempio combatteva all'interno della fabbrica, si organizzavano le votazioni entro la fabbrica. Giudicato in questo periodo il voto sindacale della commissione interna è un voto prettamente politico.
D.- Il socialismo lo porta, o contribuiscono a portarlo Togliatti e Nenni in Parlamento o gli operai con la lotta nelle fabbriche e fuori delle fabbriche?
R.- Gli operai con la lotta nelle fabbriche e fuori delle fabbriche. La rivoluzione la fa la classe operaia, i lavoratori, possono essere analfabeti o semianalfabeti, quando sentono che le cose si inasprono in un modo tale che devono scoppiare. E non è la miseria che porta la rivoluzione. La classe operaia se assolve lo sue funzioni è sempre in condizione di capire di essere una classe sfruttata. Però chi organizza la lotta non è lei, classe operaia nella fabbrica e fuori della fabbrica, sono sempre le organizzazioni che colgono l'occasione propizia, in base ai problemi posti e alle situazioni. Le organizzazioni devono sempre avere un rapporto diretto con i lavoratori, la base, altrimenti sono fuori di una realtà.
D.- Ritieni giusto che la classe operaia divisa in categorie, sia a sua volta divisa in frazioni di categorie nelle lotte a carattere sindacale? In questo momento, dove si sta svolgendo la lotta dei metalmeccanici, ritieni giusto che la C.G.I.L. per non isolarsi abbia diviso la categoria dei metalmeccanici in operai, pubblici (quelli dipendenti dalle industrie a partecipazione statale I.R.I. ecc.) e in operai privati, che a sua volta sono stati divisi ancora: quelli dipendenti dalle grandi aziende e quelli dipendenti dalle piccole aziende? Una lotta sindacale impostata in questa maniera non dissangua la classe operaia e gli fa perdere la fiducia?
R.- Può essere giusta la tua constatazione, però bisogna tener sempre presente questo: abbiamo trovato una Confindustria divise in due, una parte era d'accordo che il centro sinistra non gli dava fastidio; Valletta e Olivetti di fronte alle richieste dei lavoratori si sono messi a tavolino a trattare. L'altra parte, gretta e reazionaria, che mantiene ancora le sue posizioni, non vuole cedere. Abbiamo avuto 300 contratti firmati e non potevamo fare aspettare quel1e 300 aziende grosse per la posizione degli altri 1.500 industriali. Bisogna tener conto che abbiamo fatto una lotta sindacale unitaria con gli a1tri due sindacati.


OPERAIO di anni 44 iscritto al P.S.I.

Al potere ci andremo quando le redini della lotta le prenderà in mano la base, perchè fino a quando stiamo con la politica che fanno a Roma noi al potere non ci andremo.
Il 25 aprile è stata una scintilla, si è visto un popolo muoversi, convinto, cosciente. Poi sono state tirate le cose per le lunghe. Chi sono stati? I nostri dirigenti hanno voluto così e noi li abbiamo ascoltati. Le direttive che vengono dai nostri dirigenti bisogna ascoltarle, però io dico che hanno sbagliato. C'eravamo dentro e dovevamo proseguire per la stessa strada che avevamo preso. Era la volontà non solo dei lavoratori, ma anche dei ceti medi che andasse al potere il popolo lavoratore.
D.- Come la vedi la via italiana al socialismo?
R.- Con la forza, forse, arriveremo al socialismo in Italia. Il potere lo conquisteremo con la rivoluzione. Né il P.C.I., né il P.S.I. credo vadano al potere senza una rivoluzione in Italia. Con la tattica del centro sinistra non si va verso il socialismo, ci si allontana. Io questa tattica l'ho vista sbagliata fino dal principio. Io dico che la base è matura per portare la classe dei lavoratori al potere. La base ha la forza per andare al potere e questo si vede nelle lotte sindacali e in ogni altra manifestazione politica. Io faccio parte della commissione interna della mia fabbrica e vedo che la classe operaia, è matura, maturissima, basterebbe una scintilla.
D.- Cosa ne pensi del centro sinistra?
R.- Per mio conto tante belle cose che siano andata a vantaggio della classe lavoratrice non ci sono state. Della nazionalizzazione dell'energia elettrica la classe operaia non ha avuto alcun beneficio. Io la tattica del centro sinistra la trovo pericolosissima perchè credo che quando il P.S.I. si è staccato dal P.C.I. (come la DC. gli vorrebbe imporre) la classe operaia è già divisa. Ecco perchè io sono contro a questa tattica. Io faccio parte della Commissione Interna della mia fabbrica e ho sempre collaborato con i compagni comunisti e abbiamo sempre ottenuto buone cose. Io dico che noi socialisti senza il P.C. I. non possiamo fare niente. Piuttosto di staccarci dal P.C.I. è meglio rimanere all'opposizione assieme.
D.- Secondo te esiste ancora il pericolo di una guerra atomica?
R.- Fino a quando il socialismo non si sarà affermato conquistando il potere, il pericolo di una guerra atomica ci sarà sempre. I capitalisti piuttosto di scomparire in un modo scompariscono nell'altro. C'è stato un ministro italiano, Pella, che l'ha anche affermato: - Piuttosto che in Italia arrivi il comunismo ho più piacere che mia figlia muoia in una guerra atomica.
D.- Si arriverà al disarmo?
R.- Secondo me c'è la possibilità di arrivare al disarmo. Io vedo però che la buona volontà viene sempre dalla Russia. Il popolo sovietico ha più desiderio della pace che della guerra. Invece l'America è sempre una nazione capitalista o va piano prima di disarmarsi. Questo dipende anche dalla volontà degli uomini che con l'azione possono indurre questi alti personaggi a venire a miti consigli.
D.- Perché ti sei iscritto al P.S.I. e non al P.C.I.?
R.- E una domanda un pò imbarazzante, specialmente rivolta a me. Io ti dico la verità: mi sono iscritto al P.S.I., ma come tendenza sono quasi più comunista che socialista, perchè le dimostrazioni le abbiamo avute un po' in ogni campo, in politica interna e estera e nel campo sindacale i comunisti sono più attivi. Ho voluto fare un passo per volta, sicuro che domani, se il mio Partito dovesse tradirmi, non farò un passo indietro, ma farò un passo avanti. Io ho piena fiducia nel mio Partito, ho fiducia nel suo Segretario, ho fiducia nei suoi collaboratori, ma se domani va a destra io non ci vado, nè mi fermo al centro, vado sempre più a sinistra.
D.- Hai vissuto qualche lotta sindacale?
R.- Io ho constatato che quando i comunisti vogliono arrivare ad un obiettivo ci arrivano. I rappresentanti sindacali della corrente socialista hanno dimostrato una debolezza enorme. L'ho già detto anche in altre sedi. I nostri attivisti e rappresentanti sindacali non si fanno vedere sui luoghi di lavoro. Nella mia fabbrica dal '60 ad oggi di scioperi ne abbiamo fatti (Fornaci di Casalmaggiore) e l'aiuto da chi è venuto? Dai dirigenti sindacali del P.C.I. Non ho mai visto, quando abbiamo fatto uno sciopero, davanti alla fabbrica, un dirigente sindacale della corrente socialista, mai, mai, mai. Nell'ultimo sciopero che è durato 26 giorni chi faceva con noi il picchettaggio davanti alla fabbrica e non andavano a letto erano i dirigenti sindacali comunisti. Non ho mai visto un dirigente sindacale socialista. Io vorrei fare anche dei nomi di questi dirigenti comunisti, ma non è importante, importante è che ci siano vicino quando lottiamo.
D.- Dei giovani cosa ne pensi.?
R.- Della politica non ne vogliono sapere. Pensano a divertirsi e basta. Quando a mio figlio gli parlo di politica, o va fuori o fa una risata. E perchè capita questo? C'è tutto che li distoglie dal pensare ai loro problemi. C'è il cinema, la televisione, il ballo, il calcio, le canzoni. E tutto questo perchè c'è? Perché la gente venga distolta dai problemi che la interessano. E questo falso benessere ai giovani gli fa trovare in tasca qualche soldo e loro lo spendono in questi divertimenti. Non comprano un libro per istruirsi sulla politica.

OPERAIO di anni 34 iscritto al P.C.I.

Io penso si possa arrivare a1 socialismo in Italia ad una condizione: che tutte le forze democratiche socialiste e comuniste e anche cattoliche di sinistra stiamo unite. Arrivare al socialismo per la via democratica con la scheda elettorale non ci arriveremo neanche a piangere. Al giorno d'oggi la rivoluzione è impossibile, per me è una cosa scontata. Io sono sempre convinto che ci arriveremo con l'unità.
D.- Secondo te il P.S.I. col centro sinistra può arrivare al socialismo? (scoppia in una sonora risata)
R.- A mio avviso il centro sinistra è una bella mossa fatta dalla D.C. Lei si è servita del centro sinistra per nascondere tanti altri suoi difetti, che non sono difetti, ma i suoi principi. Lei aveva già sperimentato il governo di centro destra e aveva visto che con questa formula di governo non poteva più andare avanti, oppure ci andava ancora, certamente che l'opinione pubblica un bel momento si domandava: - Ma che governo abbiamo adesso?- Allora si è detta: - Cambiamo, proviamo col centro sinistra. Nenni si è prestato al gioco e si è fatto il centro sinistra. Da questo nuovo governo cosa abbiamo visto? Una cosa appena passabile, che poteva essere l'inizio di una catena che se andava bene, io davo atto che era fatto bene il centro sinistra. Comunque il fallimento l'ha ammesso anche Nenni. C'è stata la nazionalizzazione dell'energia elettrica, di questo passo si poteva andare, qualcosa. abbiamo visto. Quando però si è trattato delle regioni, perchè queste vanno a svantaggio dei monopolisti e degli agrari la D.C. ha detto di no. Dopo, cosa abbiamo avuto dal centro sinistra? Sul piano sindacale non si è ottenuto niente. Io penso che a un bel momento un governo che sia veramente di centro sinistra, in certi problemi degli operai deve intervenire. Abbiamo visto che fanno manifestazioni nelle piazze e ammazzano ancora degli uomini. Dunque questo non possiamo considerarlo un governo diverso da quelli passati. Io penso che adesso non vorranno piantarla con questa formula di governo e andremo alle elezioni e poi ci riproveranno ancora, ma andremo sempre di male in peggio.
D.- Per arrivare al socialismo in Italia quali sono le condizioni indispensabili? Costringere il governo ad attuare la Costituzione?
R.- E' una parola costringere, è lui che detta legge e noialtri dobbiamo costringerlo? Va bene che siamo una forza, meglio una mezza forza! Il P.S.I. ha tentato e l'ha dimostrato, ma non c'è riuscito. Per il P.C.I. che è fuori è una cosa impossibile. I parlamentari comunisti cosa fanno? Votano contro, ma i loro voti non contano niente.
D.- E in campo internazionale quali sono le condizioni indispensabili per arrivare al socialismo?
R.- Io penso che con la coesistenza pacifica e col disarmo si possa arrivare, non dico al socialismo nel mondo, perchè è impossibile che in America si arrivi al socialismo, come in Germania, in Francia, in Inghilterra e in Spagna, ma nelle nazioni sottosviluppate: vedi Africa e altre, a qualcosa di meglio di adesso.
D.- Cosa intendi per coesistenza pacifica?
R.- Smobilitazione delle forze armate, disarmo. Lo scontro frontale è impossibile perchè si arriverebbe ad una guerra atomica e il socialismo è già finito prima ancora che cominci.
D.- Ci trovi una differenza tra il P.C.I. e il P.S.I.? E' una differenza ideologica o tattica?
R.- E' più ideologica che tattica.
D.- Tutti e due i Partiti non mirano ad arrivare al socialismo?
R.- Mirano tutti e due ad arrivare al socialismo, ma bisogna vedere a che socialismo intendono arrivare i socialisti e a che socialismo intendono arrivare i comunisti.
D.- Voi comunisti a che socialismo intendete arrivare?
R.- Noi vorremo arrivare al socialismo dei popoli dell'Europa Orientale. Io non ci sono stato, ma penso che vivono meglio di noi. Là non ce ne sono di capitalisti, c'è tutto di nazionalizzato, perciò se c'è un benessere non va ai padroni, ma alla nazione.
D.- Tu che sei un attivista del Partito a Piadena, noti che ci sia stato un progresso, una maggiore presa di coscienza, o noti che ci sia disinteresse, sia nel campo politico che nel campo sindacale da parte della classe operaia?
R.- Un po' di disinteresse si nota. A distanza di anni tanti si sono stufati? Finita la guerra tutti vedevano nel P.C.I. e nel P.S.I. le uniche forze che potevano andare al governo, invece si è verificato il contrario e qualcuno si è lasciato andare. Con questo non voglio dire che non sono più comunisti né socialisti perchè nelle ultime consultazioni elettorali i voti comunisti sono aumentati; non è un disinteresse al voto, ma un disinteresse alla politica. La gente vuole essere libera. Appena finita la guerra, forse erano tutti più attaccati, ma al giorno d'oggi di politica meno gliene parli meglio è, specialmente ai giovani. Questo è un problema! Non riusciamo ad attirarli.
D.- La colpa di chi è?
R.- Forse la colpa è dei giovani stessi. Non vogliono attaccarsi a quello che è cultura. Per la politica non si può fargli una colpa perché, cosa vuoi mai, la politica bisogna insegnargliela, non è detto che la debbono sentire da loro. Se si riesce ad attivizzarli la fanno, se no non la fanno. Il giovane al giorno d'oggi. ha voglia di divertirsi e va al cinema, dalla morosa, guarda la televisione.
D.- Noi abbiano gli argomenti e i mezzi adatti per interessare la buona parte degli italiani che adesso sono distolti dalla politica e dai propri interessi dall'informazione borghese?
R.- I mezzi e gli argomenti ci sarebbero anche. A Piadena abbiamo una bella biblioteca, ma chi sono quei giovani, che cosa vengono a leggere? Ce ne saranno dieci, quindici. Io dico che la colpa è loro perchè sia come P.C.I. e P.S.I. abbiamo sempre fatto il possibile per attirarli.

PENSIONATO di anni 73 iscritto al P.S.I.

D.- Credi si possa arrivare al socialismo in Italia?
R.- Io dico di si, secondo il mio modo di vedere, di pensare e da quello che leggo. La possibilità subito di andare al potere per la classe operaia non c'è, però senz'altro, spero non vada per le lunghe.
D.- Secondo te cosa bisogna fare per arrivare al socialismo in Italia?
R.- Seguire una linea, ad esempio quella che segue Nenni.
D.- Secondo te 1a linea che adesso segue Nenni porta al socialismo?
R.- Sì, porta al socialismo più presto di quella che seguono i comunisti.
D.- Perché?
R.- Perché è uscita. da quell'immobilismo che c'è stato per 15 anni. Un immobilismo che tanto i comunisti come i socialisti non erano capaci ad uscirci.
D.- I pregi della politica seguita da Nenni quali sono?
R.- O Dio, è un poco confusina ancora. Le confusioni ci sono perchè tutti non hanno ancora capito l'andamento che ha preso Nenni.
D.- In cosa consiste l'andamento della politica di Nenni che gli altri non hanno ancora capito?
R.- Non hanno ancora capito questo: lui cerca di carpire attraverso i suoi scritti, le sue conferenze e il suo metodo di politica, quel proletariato che è nascosto dietro la D.C., che fino adesso ha sempre avuto paura del socialismo o dei partiti di sinistra.
D.- Secondo te Nenni. è riuscito a staccare dalla D.C. quelle forze che prima non si avvicinavano ai partiti di sinistra?
R.- E' appena stata iniziata questa politica. Secondo me di passi se ne sono fatti.
D.- Quali sono i fatti che ti dimostrano che di passi in avanti se ne sono fatti?
R.- L'elettricità o poi tutto il resto che sono addietro a realizzare …. il ritocco delle pensioni.
D.- Se nella prossima legislatura il P.S.I. entra nel governo con la D.C. il P.R.I. e il P.S.D.I. secondo te questo fatto è una premessa per arrivare al socialismo in Italia?
R.- No. Al potere ci si va quando il popolo è pronto; nel complesso non è ancora pronto. Noi adesso lasceremmo fuori il P.C.I., ma resterebbe una seconda forza che vedendo il nostro partito aumentare in tutte le istituzioni il suo potere, non potrà non appoggiare questo governo. Noi vediamo che i comunisti sembrano dissenzienti su certi problemi, ma poi alla fine per non andare contro il proletariato bisogna che diano il voto anche loro. Adesso noi non ci. siamo ancora al governo, ci diamo solo un appoggio esterno in base alle promesse di realizzare un determinato programma. Se questo programma non viene realizzato noi siamo in diritto di non darci la nostra fiducia.
D.- Ritieni giusto che il P.S.I. nella prossima legislatura entri nel governo assieme alla D.C.?
R.- Non posso dire niente. Prima voglio sentire un programma decifrato alla perfezione attraverso i giornali, ecc…
D.- Il programma chi deve farlo, secondo te, il P.S.I. o la D.C.?
R.- Il P.S.I.
D.- Gli facilitiamo anche il compito alla D.C.! Non lo ritieni un pericolo questo?
R.- Di pericoli non si può parlare, perché la cosa è appena abbozzata, appena ventilata, si può dire.
Intervistatore - Però certi accordi ci sono già. Le regioni sono appena abbozzate però la D.C. dice: - Sì, faremo le regioni, però senza comunisti.
R.- Possiamo metterci d'accordo anche coi comunisti prima di fare un patto.
D.- Quali sono state le cose che ha realizzate il centro sinistra, che hanno dato un beneficio alla classe operaia?
R.- Non le hanno realizzate ancora tutte, ne hanno realizzate una o due. Altre devono ancora andare in porto. Secondo me se non realizzano il programma concordato in questi due o tre mesi prima che si sciolga il governo anche il P.S.I. dove pensarci. Se non si viene al compimento del primo programma che hanno concordato è segno che non manterranno neanche un programma che verrà dopo.
D.- Tu non ritieni che la D.C. abbia usato questa tattica col P.S.I. per rinforzarsi lei stessa?
R.- Per rinforzarsi lei certamente e per tirarsi via anche le grandi destre che ha dentro che le impediscono di muoversi. Il pericolo c'è sempre per noi socialisti, ma se non si fanno delle prove... Perché abbiano visto in 15 anni cosa abbiamo fatto. Niente, altro che da reggicoda alla D.C. Al socialismo bisogna arrivarci pian piano, non si può arrivarci attraverso una rivoluzione, perchè anche il comunismo deve mettere ancora tanta acqua nel suo vino; ce n'ha già messo, perchè noi vediamo in Russia: c'è una differenza fra Lenin e Stalin e adesso vediamo Krusciov che è ben differente da Stalin. Se si democratizzano anche loro può darsi il caso che poi possiamo stare tutti assieme. Non escludo una alleanza coi comunisti, per forza devono venire assieme a noi.
D.- Con quale democrazia vai al potere?
R.- Con la scheda elettorale e col programma che si impone alla D.C. al P.R.I. e al P.S.D.I. Non escludo l'appoggio dei comunisti, anche se gli altri partiti non li vorranno al governo. Tutti ci sono contro al comunismo e io non ci sono contro, ma per forza bisogna esserci contro per cercare di fare dei passi. Io non ci sono contro oh! Tutto per la tattica del momento.
D.- Secondo te la linea seguita. dal P.C.I. come la vedi?
R.- La politica del P.C.I. è come la nostra, altro che si mantiene più intransigente. La nostra no, ha preso la piega secondo il momento e per forza di cose il comunismo deve prendere la medesima piega.. Entro dieci anni i comunisti avranno la medesima piega e noi saremo assieme ai comunisti. Ho fatto questa constatazione: in 15 anni non ho visto nessun cambiamento, eravamo andati piuttosto indietro e per uscire da quell'immobilismo qualcosa bisogna escogitare. Naturalmente che il giovane faccia un altro discorso, perchè vede sempre tutto di grande, tutto per arrivare ad un domani migliore. Io mi credevo di arrivare al socialismo 15 anni fa, invece ci siamo arrivati adesso e poi ho già premesso che fra I0 anni, non ci sarà ancora.

CASALINGA di anni 51 iscritta al P.C.I.

Sono iscritta al P.C.I. perchè è il Partito dei poveretti.
D.- Credi che in Italia si possa arrivare al socialismo?
R.- Ma, non so. Se la gente dovesse capire un pò di più. Dovrebbero capire che bisogna lottare. Noi poveretti non pretendiamo di avere dei milioni o dei miliardi, ma almeno di poter vivere. Dovremmo volerci bene tutti, non avere quell'astio. I democristiani hanno la rabbia coi comunisti, gli danno addietro un mucchio di parole, non si guardano ..... non so il perché. Stiamo al mondo tre giorni e perchè avere quella cattiveria! Cerchiamo di volerci bene. I signori non dovrebbero odiare i poveretti quando fanno qualche lotta, perchè la fanno per il loro interesse.
D.- Crede che sia possibile arrivare al socialismo volendoci tutti bene? O eliminando i signori, o facendo la rivoluzione?
R.- Perché vuoi ammazzarli, ma neanche la rivoluzione. Dovrebbero capire, non ammazzarli, dovrebbero ragionare, perché tutti abbiamo una testa per ragionare. Dovrebbero mettersi nei panni dei poveretti e dirsi: - E' fatica essere poveretti. Insomma. dovremmo comprenderci tanto uno come l'altro.
D. - Non è giusto secondo te portar via la roba ai signori?
R.- Io non vorrei rubargli la roba, come quelli che dicono che vogliono andare a prendere le vacche nella stalla.. Non è giusto questo. Però non è neanche giusto che loro facciano patire i poveretti. Dovrebbero essere loro a dire: - Sì, avremmo piacere anche noi, se fossimo poveretti, avere qualche soldo in più e godercela come se la godono i signori. Non sempre essere poveretti che tante volte si vorrebbe acquistare qualcosa e non ci arriviamo.
D.- E tu credi che i signori riescano a ragionare in questa maniera?
R.- Loro non ci riescono, perchè "pansa piena cred mia quela voda" (pancia piena non crede a quella vuota ndr)-
D.- Allora come prevedi che in Italia si possa arrivare al socialismo?
R.- Non so io... dovrebbero capire i signori..
D.- Sei sempre convinta che noi non dobbiamo portare via la roba ai signori? Un bel momento quando tu patisci la fame...
R.- Allora bisogna farsi avanti: - Oh! Se voi fate così, noi siamo costretti a fare quello che non dobbiamo fare.
D.- Cosa.?
R.- Una rivoluzione, non so io.
D.- Tu faresti una rivoluzione per andare al potere?
R.- Non vorrei ammazzare della gente, perché io voglio bene a tutti, comunque la pensino, siano bianchi, rossi, verdi, basta che rispettino e che non odiano. Non ho piacere vedere una rivoluzione, neanche parteciparvi.
D.- Quali sono i pericoli del centro sinistra?
R.- Ho paura che i socialisti lasciano i comunisti da soli e loro si. appoggiano alla D.C. per essere contro noi.

OPERAIO di anni 25 iscritto alla F.G.C.I.

Il governo di centro sinistra forse avrà avuto le sue buone intenzioni, però non ci vedo un risultato positivo. Comunque non lo vedo un tentativo da lasciare. Penso che un'altra iniziativa del genere, domani, in posizioni di forza superiori a questa, possa riuscire. Noi il movimento cattolico non dobbiamo buttarlo da una parte come irrecuperabile, noi dobbiamo fare opera di convinzione. Io penso che nel movimento cattolico ci sia più che altro la questione religiosa che gli impedisce di partecipare a una certa linea politica. Superato questo ostacolo, il socialismo lo possono accettare benissimo anche loro. L'operaio che lavora con me in fabbrica e dà il voto alla D.C., non penso che abbia proprio 1'interesse a seguire una linea politica conservatrice come quella della D.C. La loro paura, io credo, sia quella che domani gli impediscano di credere nel loro Signore. In Italia esiste ancora questa paura.

INVALIDO di anni 43 iscritto il P.S.I.

Io penso veramente che si possa arrivare, col tempo, al socialismo. Attraverso le lotte sindacali, alla pressione sul padronato, che portino al riconoscimento del diritto della classe lavoratrice. Per arrivare a questo bisogna che la classe lavoratrice sia unita e consapevole di quello che vuole. Io penso che non si possa arrivare al governo con la rivoluzione, ma con l'idea pacifica, democraticamente.

OPERAIO di anni 29 iscritto al P.C.I.

D.- Credi che in Italia si possa arrivare al socialismo?
R.- Se non fossi sicuro non sarei iscritto al P.C.I. Io sono convinto che ci si arriva, non so quando e in quale modo, perchè il modo può cambiare.
D.- Come la vedi la via italiana al socialismo?
R.- Cosa vuoi che ti dica: di mettere d'accordo tutta la classe operaia. Non vorrai andare fargliela capire ai padroni e agli imperialisti di arrivare al socialismo.
D.- Le determinazioni dell'ultimo congresso del P.C.I. dichiarano che si può arrivare al socialismo in Italia attraverso la via democratica. Tu come la intendi questa via democratica? Con la scheda elettorale?
R.- No, è impossibile.
D.- Allora che via vedi per portare la classe operaia al potere? E' la lotta di classe?
R.- Io dico che è la lotta di classe. Ci vuole una rivoluzione. Con la politica che prospetta di attuare oggi il P.C.I. non si prepara, non la fa, perchè praticamente dicono .., ma.
D.- Cosa intendi per lotta di classe?
R.- Io di rivoluzioni non ne ho mai visto; ho sentito parlare della rivoluzione d'ottobre della Russia, inoltre ho vissuto il periodo di liberazione dell'ultima guerra. Ecco dove la vedo la possibilità di andare al potere in Italia, se dovesse capitare: come è avvenuta la liberazione nel 1945. Gli operai una volta che hanno occupato le caserme occupano le fabbriche. I padroni più reazionari portarli in piazza e tirarli giù dalle spese. E' l'unica soluzione, perchè un'impostazione nuova della società non gliela farai mai capire.
D.- Come puoi pretendere che degli operai che hanno paura a fare sciopero possano occupare una caserma?
R.- Io questo lo vedo. Non è che gli operai abbiano paura a prendere in mano lo schioppo. E' abbastanza che lo prendano in mano 10 a Piadena per vederli tutti con lo schioppo in mano ad occupare la caserma e la fabbrica. Questa è l'unica cosa che dico convinto. Adesso hanno paura per questioni di interesse personale. Ad uno il padrone gli dà del lavoro da fare e casa oltre l'orario in officina, un altro ha due bambini a casa e loro hanno paura che il padrone non gli dia più il lavoro da fare a casa o lo licenzi, se scioperano, o non lo fanno. Ma se verrà quel momento di mandare all'aria quelli che adesso comandano, la questione del lavoro a casa e dei due ragazzi non ci sarà più, perchè diranno: - Questa volta risolviamo la questione una volta per sempre. Mettiamoci tutti per il benessere di domani. Quello che non sappiano cosa vuol dire benessere di domani, può darsi. Ci sarà anche da sgobbare più di adesso, ci sarà più disciplina, più responsabilità sul lavoro, si dovrà mangiare anche più male.
Intervistatore - Occupare la caserma mi sembra un fatto troppo avanti. Può darsi che ai metalmeccanici venga concesso un contratto 'moderno', con una buona retribuzione; io ho paura che questi operai man mano si adagino in questo limitato benessere e si integrino nella società borghese.
R.- No, non si prendono la briga di andare ad occupare la caserma così ….. Non si prendono la briga di partire e fare la rivoluzione, e no e no. Questa decisione deve essere determinata da un fatto grave, come c'è stato per i fatti di luglio del '60.
Moglie - Io dico che lui a parlare così … Quando dicono che i comunisti vogliono tutto per loro, vogliono la roba, vogliono le vacche. Tu facendo così sei uno di quelli. A quello che hai detto non sei altro che un comunista di quelli che descrivono gli avversari. Io non sono competente di queste cose, ma quello che ha detto lui non mi sembra giusto. Al socialismo ci si potrebbe arrivare, senza però portar via la roba agli altri.
Marito - Tu come fai a far da mangiare se non hai gli alimenti per prepararlo? Sai almeno cosa vuol dire socialismo?
Moglie - Si.
Marito - Cosa vuol dire?
Moglie - (tace).
Marito - Ecco cosa vuol dire: nazionalizzare tutte le fonti di produzione della nazione. Il mio padrone non resta più padrone della sua roba, però resta padrone al pari di me, di te, dei nostri ragazzi, di tutti. Io non lavoro più per un padrone, ma per la nazione. Questo è socialismo. Io lavoro per te, tu lavori per me. Uno per tutti, tutti per uno. Se un domani un pezzo di pane c'è per tutti, bene. Se dopo dieci anni oltre a quel pezzo di pane ci sarà la carne, si mangia la carne, però se un domani le questioni vanno male, non devono andare male solo per l'operaio, vanno male per tutti. Diciamo allora: - Facciamo un'ora di più oggi per ricuperare quello che abbiamo perso nell'industria o nell'agricoltura. In Italia chi comanda sono gli operai.
D. alla moglie - Lei cosa intende per socialismo?
R.- Io non so, mi pare che così ……
Marito - Sai cosa intende lei: che i signori ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Devono sempre distinguersi i signori dai poveretti.
Moglie - No, no.
Marito - Lei pensa così: - Se non stiamo bene cerchiamo di avere un miglioramento nella nostra vita, ma senza dover battagliare col padrone.
D. alla moglie - E' così che la pensa?
R.- Ma, è così ...
Marito - Dillo che è così. E' quello che mi dice sempre, non è a questo che vuoi arrivare?
Moglie - Penso che se tu avresti la 'roba' non gliela daresti agli altri.
Marito - Perciò la tua coscienza. è ancora attaccata .... è come quella di tuo padre.
D. alla Moglie - E' iscritta a qualche partito?
Marito - E' iscritta al P.C.I. Sono iscritte al Partito però non sono convinte.
D.- Approvi la linea del tuo Partito per arrivare al socialismo stabilita nell'ultimo congresso?
R.- Sì, l'approvo per queste ragioni: i. dirigenti del P.C.I. ne sanno più di me, ed io ho fiducia in loro, ne ho tanta e se sono arrivati alla determinazione: "Questa è la via italiana al socialismo"ci credo. E' il loro impegno principale, nella vita, studiare la via al socialismo nel miglior modo. Il congresso del P.C.I., come quello del P.S.I. e quelli degli organi democratici, mi sembra siano sempre stati fatti dalla riunione di cellula, al congresso nazionale, dove i delegati portano le idee delle varie province. Quello che non sia troppo convinto che le idee che vengono fuori nel congresso di Piadena vengano portate al congresso nazionale, sono d'accordo. Perché nei nostri congressi senti dei compagni che non sono all'altezza, anche se hanno coscienza, non sanno esprimersi, e quando si esprimono, alla loro maniera, gli altri le considerano stupidaggini.
D.- Cosa ne pensi del centro sinistra?
R.- Se non sono d'accordo i socialisti su questa linea, come possono essere d'accordo i comunisti? Io vedo che con l'unione si fa la forza. I socialisti sono ancora nella C.G.I.L., però fino a quando? Fino a quando glielo permetterà la D.C. Secondo te la realizzazione della formula del centro sinistra la consideri una vittoria dei socialisti o una vittoria della D.C.?
R. intervistatore - Io non ammetto nessuna vittoria, dico solo che è stato un esperimento.
R.- A no, non è un esperimento quando si tratta di potere, questa è una svolta che la D.C., se l'ha fatta, l'ha fatta perché aveva i suoi scopi precisi. Il P.S.I. lo chiama un esperimento, ma quelli là non lo chiamano un esperimento. Perché io dico, prima di venire con i socialisti, se potevano farne a meno ne facevano a meno, però dato che c'erano costretti, altrimenti un altro governo di centro non poteva più reggere, cosa si sono detti: - Ci andiamo insieme e dato che ci siamo, cerchiamo di logorarli - e vediamo che qualcosa c'è di logorato. Hanno stabilito un programma con una scadenza e non lo rispettano. Per me 1'esperimento è fallito. Però non ci si stanca, si continua, e vedremo dove andranno a finire. Io sono convinto che Nenni segua questa tattica onestamente, però dico: - Se veramente lo fa onestamente non aspetti tanto ad accorgersi che lo tradiscono, che è caduto in trappola - Dovrebbe darle un termine fisso a questa trappola: - Se fino qui ci arriviamo, bene, se non ci arriviamo, vuol dire che non avete nessuna intenzione di venire a spartire con noi.
D.- Secondo te quali sono le condizioni indispensabili, per arrivare al socialismo in Italia?
R.- Al socialismo ci arriveremo con la forza. Però sappiamo che nel mondo ci sono le armi termonucleari e il loro impiego comporta la distruzione del mondo. Perciò io sono d'accordo di arrivare ad un disarmo completo, perchè se un domani faremo la guerra adopreremo i bastoni, al massimo gli schioppi e hanno tutto da perdere i padroni, perchè noi siamo in tanti e loro in pochi.
D.- Cosa diresti ai tuoi parlamentari per una azione immediata in parlamento?
R.- Dovrebbero dire al governo: - Ma sentitemi un poco: cosa ci vuole per firmare il contratto dei metalmeccanici? Dovrebbero sentire di più il nostro bisogno. Non possiamo continuare a perdere delle giornate di lavoro per arrivare ad ottenere qualche soldo di aumento. Se noi lottiamo, gli direi, se qualche volta gli lasciamo qualcuno sulle piazze morto, e voi reclamate quanto il fatto è già accaduto, provate anche voi, qualche volta, a far succedere la gazzarra che succede tra la massa, in parlamento.
D.- In politica internazionale cosa suggeriresti di fare?
R.- Battersi perchè si arrivi ad una distensione mondiale. Non più un patto Atlantico e uno di Varsavia. Che si rompi l'uno e l'altro e attraverso negoziati si arrivi alla firma di un trattato di non aggressione da parte di tutte le nazioni del mondo.
D.- Come lo intendi, il sindacato?
R.- Per me il sindacato oltre ad avere un potere di rivendicazione salariale deve anche avere un indirizzo politico. Quando otteniamo una vittoria: adesso riuscire a strappare il nuovo contratto dei metalmeccanici, che ha un valore salariale, deve contenere anche delle rivendicazioni politiche. Per me il sindacato è come un partito, perchè ha le stesse sue funzioni, forse migliori, perchè tratta direttamente con tutti gli operai.

MURATORE di anni 50 iscritto al P.S.I.

D.- Come la vedi la via italiana al socialismo?
R.- Con le riforme e l'istruzione della classe operaia man mano andiamo verso il socialismo. Quelle riforme che il comunismo vorrebbe fare immediatamente, magari con la forza, ci vorranno 20 anni per realizzarle e noi ci impiegheremo 20 anni, ma ci arriveremo democraticamente al socialismo. In Italia le riforme più urgenti sono quella agraria e quella bancaria. Quella bancaria dovrebbe dare la possibilità di finanziare tutti quei privati che richiedono dei prestiti per la costruzione di una casa o la costituzione di una piccola ditta artigianale, senza dover aspettare tanto tempo. Politicamente il popolo italiano è impreparato perchè è molto egoista, essendo stato troppo sfruttato. La base democraticamente non è preparata per andare al potere. Non abbiano ancora gli uomini per poter dominare e comandare la forza di destra. S'intende, se facciamo una rivoluzione e imponiamo una dittatura la gente c'è che possa comandare.
D.- Cosa ne pensi del centro sinistra?
R.- Il P.S.I. cerca di imporsi al governo. Ha detto che l'avrebbe appoggiato se realizzava il programma e ci sarebbe stato contro se veniva meno. Il P.S.I. ha detto che non approverà l'adesione al patto Atlantico e il no lo mantiene. Non è che il P.S.I. abbia cambiato faccia, mi sembra che sia su una strada buona avvicinandosi alla sinistra democristiana. L'esperienza di centro sinistra è positiva, certamente che i sabotaggi sono tanti. Certo riforme le hanno fatte: la nazionalizzazione dell'energia elettrica, l'aumento delle pensioni, ecc. In certe cose bisognerebbe andarci dentro con più forza. Il guaio è anche questo: i comunisti hanno poca fiducia del P.S.I., la D.C. ancor meno. Il P.C.I. vorrebbe arrivare al potere senza l'aiuto della D.C., unito al P.S.I. per condurre la battaglia assieme all'opposizione.
D.- Perché ti sei iscritto al P.S.I. e non al P.C.I.?
R.- La prima tessera che ho preso è stata quella del P.C.I., ma quando hanno cominciato a dirmi : -Tu non devi andare assieme a tizio, tu non devi andare assieme a Caio - ci ho ripensato. Mi sono detto: - Loro mi impongono e la dottrina impone questo. Mi sembra un passo troppo celere. Non mi pare giusto. Se noi vogliamo fare avanzare la nostra idea dobbiamo parlare assieme a tutta la gente. Se invece frequentiamo sempre quei medesimi locali e la medesima gente, avrà la chioccia tutti i suoi pulcini sotto le ali, ma altri non ne prende senz'altro. Non c'è discussione. Non va così. Dovete lasciarmi libero. La mia idea sarà sempre quella. E mi hanno detto che ero diventato un destro. Dopo però il P.C.I. ha cominciato a cambiare anche lui, hanno cambiato in Russia, hanno cambiato anche questi. Nel P.S.I. c'è maggiore libertà, però noi di questa libertà approfittiamo anche troppo. Per bisogni familiari delle volte bisogna lavorare anche alla festa. Alla sera vado a casa stanco e non mi sento di cambiarmi per andare alla riunione. Quando ho mangiato vado a letto perchè la mattina bisogna cominciare di nuovo. Si dovrebbe arrivare a quel famoso socialismo di fare otto ore al giorno e percepire una paga sufficiente e fissa, come le categorie statali e parastatali.
D.- Che differenza c'è, secondo te, tra il P.C.I. e il P.S.I.?
R.- Consiste in questo: noi socialisti vogliamo arrivare a certi scopi del comunismo con la democrazia, mentre il comunismo è più accelerato, è un partito d'azione e rivoluzionario al 100/100. Loro dicono:- E' troppo lento questo metodo, bisogna attuare queste riforme subito, non aspettare le calende greche. Se andiamo con la democrazia ci vogliono 50 anni, invece noi siamo al mondo oggi e queste riforme le vogliamo attuare adesso. Volere adesso tutto è una parola, non ci sono solo i comunisti. Ci sono diversi partiti in Italia, tutti non la pensane come i comunisti. La differenza è nella maniera di realizzare queste riforme, non per arrivare al potere, perchè il P.C.I. accetta di collaborazione con tutti i partiti. Lui dice: - Se voi queste riforme le fate noi siamo con voi, le voteremo. Invece voi le promettete e non le fate, noi siamo contro.
D.- C'è il pericolo di una guerra atomica?
R.- Questo io lo scongiuro completamente. Leggevo ieri sul Grand Hotel: - La guerra può essere commessa per errore. Ci vuole un pazzo che si carichi una bomba atomica e la sganci su uno dei due colossi: l'America o la Russia. Queste due nazioni non vanno a pensare chi sia stato, si attaccano. Però oggi la bomba atomica non la possiede solo l'America e la Russia, l'hanno già quattro nazioni, poi verrà la Cina e tutti gli altri. Quando l'avranno tutte le nazioni il pericolo atomico sarà scomparso. Certi dicono:- Il capitalismo prima di morire adopererà l'atomica. Non è vero, perchè il capitalista ha anche lui dei figli e una coscienza e non è detto che per il suo capitale sacrifichi i suoi figli. Se ci saranno delle riforme le accetterà.
D.- Si potrà arrivare al disarmo?
R.- Si potrà arrivare al disarmo quando tutta l'Europa sarà unita, non completo però, perchè allora c'è il pericolo giallo: la Cina. La razza gialla ha per istinto la grandezza. Il Giappone nell'ultima guerra aveva intenzione di conquistare tutta l'Asia e non perchè sono comunisti, ma l'hanno nella testa anche i cinesi. E' una parola disarmo generale. Potrebbero fare un disarmo parziale. Non è necessario che un uomo faccia 18 mesi di militare. Quando fa tre mesi d'istruzione sono sufficienti. Per fare un disarmo completo ci vorrebbe che tutto il mondo lo facesse.

IMPIEGATO di armi 26 iscritto al PSIUP - Piadena, 24/2/1964

Ad un operaio di 34 anni iscritto al P.C.I. ho domandato in queste interviste: - Secondo te il P.S.I. col centro sinistra, può arrivare al socialismo? - Se le interviste le avessi condotte adesso certe domande non le avrei poste perchè sono un non senso. Non senso è considerare il Partito, qualsiasi partito, l'organo insostituibile per la conquista di una società diversamente ordinata. Il Partito non può portare al rovesciamento di un regime e all'instaurazione di uno nuovo, perchè tutta la sua forza è solo organizzativa, che può avere un carattere rivoluzionario, ma chi la fa diventare tale è la volontà e la coscienza degli aderenti, non 1'organizzazione in se stessa, che al giorno d'oggi è solo burocratica. E il non senso della politica dei partiti di sinistra sta in quanto è politica dei partiti, tattica dei partiti e non politica e tattica voluta dalla classe operaia. Questo non senso per altri diventerà un mio non senso, in quanto dovrei sapere che la linea dei partiti è stabilita con. democratici congressi, partendo da quello di cellula, a quello di sezione, a quello di federazione, a quello nazionale. Ma chi prende la parola in queste assemblee? La base operaia no, perchè non si è ancora conquistata la facoltà di parlare, di esprimere i suoi pensieri. E tace. Parlano i funzionari, quelli che leggono il giornale tutti i giorni e sono aggiornati sul pensiero dei segretari di Partito e degli esponenti più in vista in campo nazionale. La classe operaia non ha un partito suo, è ingabbiata in questa gigantesca organizzazione dei partiti di sinistra, ma che non sono partiti della classe operaia. La classe operaia la fanno sopportare, agitare, manifestare, 'lottare', ragionare, parlare, come vogliono e quando vogliono. Oggi si deve lottare, meglio manifestare, per 1a pace, domani per il disarmo, dopodomani per le regioni, poi per lo smantellamento delle basi missilistiche. Chi lancia questi ordini di agitazione? E' la base che li solleva? No, vengono dalle segreterie e dalle direzioni dei partiti. Una politica alla giornata, una politica di slogan, una politica senza prospettive, una politica di integrazione: questa è la politica dei partiti dì sinistra. La posizione della classe operaia in questa situazione è quella di accettazione o non accettazione di una linea politica non da lei stabilita e non quella di formulazione di una sua linea politica.
C'è confusione nella classe operaia, e queste interviste lo rivelano, primo perché la politica del centro non è riuscita a permeare completamente nel suo pensiero uniformandolo, secondo perchè la classe operaia non vede, perché impreparata, una alternativa politica a quella stabilita dai Partiti di sinistra.
La cosa più importante per la classe operaia, in questo momento, è quella di conquistarsi la facoltà di esprimere il suo pensiero e di uniformare la linea dei Partiti di sinistra alla sua volontà.
La via italiana al socialismo non è quella stabilita dalle segreterie dei partiti, ma quella che deve cercare la classe operaia e crederci per conquistarsi il socialismo.
G. Morandi